Gli animali da compagnia nelle crisi coniugali: evoluzione giurisprudenziale e prospettive di tutela

– Il diritto italiano non ha ancora sviluppato una disciplina organica e specifica per la tutela degli animali domestici nei procedimenti di crisi coniugale.

La dissoluzione del vincolo matrimoniale attraverso la separazione o il divorzio comporta inevitabilmente la necessità di ridefinire non soltanto i rapporti tra i coniugi e quelli con la prole, ma anche la gestione di tutti quegli elementi che hanno caratterizzato la vita familiare comune.

Tra questi, un ruolo sempre più significativo assumono gli animali da compagnia, la cui presenza nelle famiglie italiane è cresciuta esponenzialmente negli ultimi decenni, trasformandoli spesso in veri e propri membri del nucleo familiare.

Il diritto italiano, tuttavia, non ha ancora sviluppato una disciplina organica e specifica per la tutela degli animali domestici nei procedimenti di crisi coniugale, lasciando alla giurisprudenza il compito di elaborare soluzioni caso per caso, spesso attraverso l’applicazione analogica di principi e istituti pensati per altre fattispecie.

Queste modifiche, sebbene necessarie, sollevano interrogativi sulla loro reale efficacia nel prevenire abusi e garantire un giusto processo, rendendo cruciale un monitoraggio costante delle loro applicazioni.

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Il vuoto normativo e la natura giuridica degli animali – Torna all’indice ^

L’ordinamento giuridico italiano continua a considerare gli animali come “cose mobili” dal punto di vista civilistico, nonostante il crescente riconoscimento della loro natura di esseri senzienti.

Come chiarito dalla Cassazione civile con sentenza n. 22728 del 25 settembre 2018, “l’animale, per quanto sia un essere senziente, non può essere soggetto di diritti per la semplice ragione che è privo della c.d. ‘capacità giuridica’”,

rimanendo pertanto “solo il beneficiario della tutela apprestata dal diritto e non il titolare di un diritto alla tutela giuridica“.

Questa impostazione tradizionale si scontra però con la realtà sociale contemporanea, in cui gli animali da compagnia assumono un ruolo affettivo centrale nella vita delle famiglie, generando legami emotivi profondi che non possono essere ignorati dal diritto quando si tratta di regolamentare le conseguenze della crisi coniugale.

L’approccio giurisprudenziale: l’affidamento condiviso degli animali – Torna all’indice ^

In assenza di una specifica disciplina normativa, i tribunali italiani hanno iniziato a sviluppare orientamenti innovativi, applicando per analogia i principi che regolano l’affidamento dei figli minori.

Il caso più significativo è rappresentato dalla sentenza del Tribunale civile di Roma n. 5322 del 15 marzo 2016, che ha stabilito un precedente importante disponendo l’affidamento condiviso di un animale domestico tra i coniugi separati.

Il Tribunale romano ha chiarito che “l’interesse preminente da tutelare è quello materiale, spirituale ed affettivo dell’animale, che prescinde dal fatto che le parti fossero o meno coniugate, essendo rilevante solo il legame di fatto instaurato con entrambi i soggetti nel corso della convivenza“.

La decisione ha inoltre previsto la divisione al 50% delle spese per il mantenimento dell’animale, riconoscendo implicitamente la natura peculiare del rapporto che lega l’essere umano all’animale da compagnia.


Questa impostazione è stata ribadita dalla Cassazione civile con ordinanza n. 2881 del 31 gennaio 2023, secondo cui il diritto degli ascendenti “è funzionale all’interesse di questi ultimi e presuppone una relazione positiva, gratificante e soddisfacente per ciascuno di essi”.

sentenza del Tribunale civile di Milano n. 3542 del 5 maggio 2023, dove nell’accordo di separazione consensuale è stata espressamente prevista la clausola secondo cui “la gestione e i costi ordinari di mantenimento del cane pastore tedesco saranno a carico della moglie, mentre le spese straordinarie saranno a carico del marito“.

I criteri di valutazione per l’affidamento – Torna all’indice ^

Quando i tribunali si trovano a dover decidere sull’affidamento degli animali domestici, emergono criteri di valutazione che richiamano quelli utilizzati per i minori, pur con le necessarie specificità. Il principio guida rimane quello del “maggior benessere” dell’animale, che deve essere valutato considerando diversi fattori.

La sentenza del Tribunale di Roma ha fatto riferimento a una proposta di legge che “giace” in parlamento da molti anni, che vorrebbe introdurre nel codice civile l’articolo 455-ter, secondo cui “il Tribunale, in mancanza di un accordo tra le parti, a prescindere dal regime di separazione o di comunione dei beni e a quanto risultante dai documenti anagrafici dell’animale, sentiti i coniugi, i conviventi, la prole e, se del caso, esperti di comportamento animale, attribuisce l’affido esclusivo o condiviso dell’animale alla parte in grado di garantire il maggior benessere“.

I criteri di valutazione includono quindi la capacità di garantire cure adeguate, la disponibilità di tempo e spazio, la stabilità economica per sostenere le spese di mantenimento, e soprattutto la qualità del legame affettivo instaurato con l’animale durante la convivenza.

La gestione pratica negli accordi di separazione – Torna all’indice ^

La prassi giurisprudenziale mostra come la questione degli animali domestici venga sempre più frequentemente affrontata negli accordi di separazione consensuale.

Le parti possono concordare modalità specifiche per la gestione degli animali, prevedendo ad esempio che uno dei coniugi provveda a sostenere integralmente le spese degli animali per un periodo determinato, mentre l’altro si impegni ad accudirli.

Questi accordi possono disciplinare non solo gli aspetti economici, ma anche quelli logistici, prevedendo la collocazione degli animali in strutture idonee quando nessuno dei coniugi sia in grado di garantire loro cure adeguate nella propria abitazione.

 

Gli aspetti economici e patrimoniali – Torna all’indice ^

La questione degli animali domestici nelle separazioni presenta anche rilevanti aspetti economici. Gli animali, pur essendo considerati giuridicamente come beni mobili, generano spese continuative per il loro mantenimento che devono essere adeguatamente regolamentate.

La giurisprudenza ha iniziato a distinguere tra spese ordinarie e straordinarie, applicando criteri simili a quelli utilizzati per il mantenimento dei figli.

Le spese ordinarie comprendono alimentazione, cure veterinarie di routine, toelettatura, mentre quelle straordinarie riguardano interventi chirurgici, cure specialistiche, o altre necessità impreviste.

Un aspetto interessante emerge dalla

sentenza del Tribunale civile di Torino n. 150 del 15 gennaio 2021, dove si fa riferimento al fatto che “nel novembre 2016 la signora Ba. si recava all’anagrafe canina per fare intestare a sé il cane Dafne, lasciando, invece, il cane Oscar al marito”,

dimostrando come la gestione degli animali possa essere utilizzata anche come elemento probatorio per ricostruire la cronologia della crisi coniugale.

Distribuzione percentuale delle spese per animali domestici

Le prospettive di riforma legislativa – Torna all’indice ^

L’evoluzione giurisprudenziale in materia di animali domestici nelle crisi coniugali evidenzia l’urgente necessità di una riforma legislativa che fornisca un quadro normativo chiaro e organico.

La proposta di introduzione dell’articolo 455-ter nel codice civile, più volte richiamata dalla giurisprudenza, rappresenterebbe un importante passo avanti nel riconoscimento della specificità del rapporto tra essere umano e animale da compagnia.

Tale riforma dovrebbe considerare non solo gli aspetti dell’affidamento, ma anche quelli relativi al diritto di visita, alle modalità di esercizio della custodia condivisa, e alla risoluzione dei conflitti che possono sorgere tra i coniugi in relazione alla gestione degli animali.

Il riconoscimento della tutela degli animali – Torna all’indice ^

Il contesto normativo offre importanti spunti per l’evoluzione del diritto italiano in materia. Come ricordato dalla Cassazione penale con sentenza n. 16480 del 29 maggio 2020, la tutela degli animali ha ricevuto nel corso degli anni un sempre maggiore riconoscimento, tanto a livello internazionale quanto sul piano nazionale.

Questo riconoscimento crescente del valore sociale degli animali da compagnia fornisce una solida base giuridica per lo sviluppo di una disciplina nazionale più articolata e specifica.

Le sfide interpretative e applicative – Torna all’indice ^

L’applicazione analogica dei principi dell’affidamento dei minori agli animali domestici presenta tuttavia alcune criticità che la giurisprudenza sta gradualmente affrontando.

La principale difficoltà risiede nel fatto che, diversamente dai minori, gli animali non possono esprimere direttamente le proprie preferenze, rendendo necessario lo sviluppo di criteri oggettivi per valutare il loro benessere.

Inoltre, la durata della vita degli animali domestici, generalmente inferiore a quella umana, pone questioni specifiche relative alla gestione a lungo termine degli accordi di affidamento e alla necessità di prevedere meccanismi di revisione delle condizioni stabilite.


La giurisprudenza ha anche dovuto affrontare questioni relative alla responsabilità per i danni cagionati dagli animali durante i periodi di affidamento, come evidenziato dalla Cassazione civile con ordinanza n. 17307 del 24 giugno 2024, che ha chiarito i principi applicabili in materia di responsabilità ex articolo 2052 del codice civile.

La tutela del benessere animale – Torna all’indice ^

Un aspetto fondamentale che emerge dalla giurisprudenza è l’attenzione crescente verso il benessere degli animali domestici.

La Cassazione penale ha più volte ribadito che costituiscono maltrattamenti non solo le sevizie caratterizzate da dolo, ma anche quei comportamenti colposi di abbandono e incuria che offendono la sensibilità psico-fisica degli animali quali autonomi esseri viventi.

Questo orientamento, consolidato in sentenze come la

Cassazione penale n. 33276 del 29 agosto 2024, sottolinea l’importanza di garantire agli animali condizioni di vita compatibili con la loro natura

principio che deve guidare anche le decisioni relative all’affidamento nelle crisi coniugali.

Benessere animale: differenza tra cura e incuria

Considerazioni conclusive – Torna all’indice ^

La questione degli animali da compagnia nelle crisi coniugali rappresenta un esempio paradigmatico di come l’evoluzione sociale preceda spesso quella normativa, costringendo la giurisprudenza a colmare i vuoti legislativi attraverso interpretazioni creative e applicazioni analogiche.

L’orientamento giurisprudenziale che si sta consolidando, pur in assenza di una disciplina specifica, dimostra una crescente sensibilità verso la tutela del benessere animale e il riconoscimento del valore affettivo che gli animali domestici rivestono nella vita familiare.

L’applicazione dei principi dell’affidamento condiviso, la previsione di contributi per il mantenimento e l’attenzione alle esigenze specifiche di ciascun animale testimoniano un approccio maturo e responsabile da parte dei tribunali.

Tuttavia, la mancanza di una disciplina organica continua a generare incertezze applicative e disparità di trattamento che potrebbero essere superate solo attraverso un intervento legislativo specifico.

L’auspicata introduzione di norme dedicate alla tutela degli animali domestici nei procedimenti di separazione e divorzio rappresenterebbe non solo un importante passo avanti nella tutela del benessere animale, ma anche un riconoscimento della evoluzione dei rapporti familiari nella società contemporanea.

In attesa di tale intervento normativo, la giurisprudenza continua a svolgere un ruolo pionieristico, elaborando soluzioni che, pur nella loro frammentarietà, contribuiscono a delineare i contorni di una nuova sensibilità giuridica verso la tutela degli animali da compagnia, sempre più considerati non come meri oggetti di proprietà, ma come soggetti meritevoli di specifica protezione nell’ambito delle dinamiche familiari.

Domande frequenti – Torna all’indice ^

Come si affida un cane in caso di separazione?
In caso di separazione, l’affidamento di un cane richiede attenzione e sensibilità, poiché l’animale è considerato parte della famiglia. È fondamentale che entrambi i partner discutano e raggiungano un accordo che tenga conto del benessere dell’animale.

Si possono considerare fattori come il tempo a disposizione per le cure, lo spazio abitativo e il legame affettivo con il cane. In assenza di accordo, ci si può rivolgere a un mediatore esperto o, in casi estremi, al tribunale competente. Alcune coppie optano per la custodia condivisa, garantendo così continuità affettiva e stabilità per l’animale.

Chi tiene il cane quando ci si lascia?
Quando una coppia si separa, il destino degli animali domestici può diventare un argomento delicato. In Italia, la legge non prevede specifiche normative per l’affidamento degli animali in caso di separazione, lasciando spazio a decisioni personali o accordi tra le parti.

È importante considerare il benessere del cane e valutare chi possa offrirgli le migliori condizioni di vita. Alcune coppie scelgono l’affidamento condiviso, alternando la custodia dell’animale.

Altre volte, si può decidere di affidare il cane a chi ha più tempo e risorse per prendersene cura. In ogni caso, la priorità dovrebbe sempre essere il benessere dell’animale.

Come si affida un cane in caso di separazione tra conviventi?
In caso di separazione tra conviventi, l’affidamento di un cane richiede attenzione e accordo reciproco. È essenziale considerare il benessere dell’animale, valutando chi può garantirgli migliori condizioni di vita.

In assenza di leggi specifiche in Italia per gli animali da compagnia, è consigliabile redigere un accordo scritto che stabilisca tempi e modalità di custodia condivisa.

Si possono coinvolgere mediatori legali o esperti in diritto degli animali per facilitare la negoziazione. L’obiettivo principale è garantire continuità affettiva e stabilità al cane, minimizzando lo stress causato dalla separazione dei proprietari.

Assistenza legale alle Imprese

Informazioni sull'Autore

Avv. Antonio Polenzani

Lo Studio legale si occupa di tutti gli aspetti giuridici della famiglia con particolare riferimento alle procedure di risoluzione della crisi coniugale (separazione e divorzio), superando il tradizionale ruolo di assistenza per assumere una funzione di mediazione e tutela dei fondamentali interessi della prole.

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