Assistenza legale alle imprese

Breve riflessione circa la migliore collaborazione tra professionista e azienda.

Ai tempi dell’economia globalizzata e delle nuove sfide di mercato sempre più imprese si trovano nella necessità di rivolgersi ad un legale che possa risolvere numerosi problemi ed intervenire in ambiti cruciali e critici per l’attività imprenditoriale.

Si parla di: gestione del credito, redazione, revisione, supervisione dei contratti, affiancamento nell’ambito dell’export, aiuto nella gestione delle installazioni di impianti o fornitura materiali in ambito nazionale ed internazionale, gestione e risoluzione delle problematiche inerenti i rapporti con i dipendenti (procedimenti disciplinari, ferie, malattie, licenziamenti individuali, collettivi), affiancamento in tutte quante le operazioni di diritto societario (trasformazioni, fusioni, cessioni di ramo d’azienda), gestione ed ausilio nelle gare d’appalto, affiancamento in tutta quanta la filiera del post vendita, tutela della proprietà intellettuale (marchi e brevetti).

Questi sono solo alcuni esempi, limitati, di ambiti ove, l’avvocato, può intervenire con il proprio apporto professionale.
Pertanto gli spazi di interazione tra Impresa e Professionista sono ampi e molto spesso rappresentano una scelta di lungimiranza per l’imprenditore che si trovi ad affrontare una situazione di estrema complicanza dovuta al combinato tra legislazione ipertrofica (in tutti i settori), difficoltà del mercato odierno, alta competitività.

Ed allora sempre più di frequente l’impresa si trova nelle condizioni di dover ricorrere alle cure del professionista ed è proprio in questa fase che possono sorgere i maggiori problemi tali da vanificare il contributo che l’avvocato può rendere a favore del cliente.

Alcuni esempi:

• spesso si richiede un intervento tardivo quando ormai la criticità è esplosa e l’avvocato non può fare altro che contenere i danni magari ricorrendo in giudizio con prospettive limitate e lunghi tempi di definizione spesso con esiti negativi (si verifica tale situazione quando, ad esempio, i rapporti con i clienti non sono regolati da precise pattuizioni contrattuali o quando, nell’ipotesi di mancato pagamento della fornitura o servizio, al debitore è stato concesso troppo tempo). Mi permetto, in questa ipotesi, di affermare “prevenire è meglio che curare”;
• a volte l’impresa si rivolge a professionisti per interventi definibili a spot ovverosia estemporanei e del tutto disancorati dalla realtà aziendale;
• altre volte i tempi del professionista non coincidono con quelli dell’impresa;
• molto spesso, le pratiche vengono affidate al legale e successivamente se ne perde traccia;

Questi sono solo alcuni esempi che ho potuto riscontrare nel corso della carriera professionale.
Il risultato è che, l’avvocato, viene percepito da alcune realtà imprenditoriali come una complicazione come un ulteriore problema che si va a sommare a quelli esistenti; certamente non come una utile risorsa.
Pertanto, specie nell’ambito delle PMI, a volte si preferisce rinunziare all’apporto professionale del legale se non in ipotesi di estrema ed assoluta emergenza.
Ma, come detto, lavorare in stato emergenziale rende gli sforzi del cliente e del professionista se non vani alquanto limitati.
Per fare fronte a questa vera e propria criticità, molte imprese attivano e strutturano degli uffici legali interni che operano per l’azienda in esclusiva.
Si tratta di un’ottima soluzione che, però, non risulta percorribile per realtà di medio – piccole dimensioni o per realtà artigianali visti i costi strutturabili insostenibili.
Ed allora cosa fare? Come coniugare continuità, conoscenza della struttura aziendale con l’esigenza di un costo del servizio professionale compatibile con le possibilità imprenditoriali?

Alcuni rapidi consigli:

      1. avvalersi del consiglio e della tutela legale in modo organico e preventivo. Spesso un buon contratto ha effetti benefici nei rapporti tra le parti (impresa/cliente) e neutralizza a monte potenziali criticità!!!
      2. l’impresa dovrebbe instaurare, con il professionista un rapporto di continuità aziendale, con incontri periodici volti ad analizzare lo stato dei vari ambiti di intervento, a creare un rapporto di fiducia tra avvocato e impiegati interni all’azienda (frequentemente, infatti, l’avvocato è conosciuto solo dall’amministratore delegato o dalla dirigenza), ad instaurare un flusso continuo di dati e c.d. reportistica. In questo modo l’apporto professionale del legale sarà realmente valutabile ed apprezzabile;
      3. per non gravare la struttura imprenditoriale di costi eccessivi e/o inattesi è cosa utile instaurare un rapporto con il legale che definisco misto ossia parte a forfait e parte a tariffa (che sopporterà solo la controparte in caso di soccombenza ove il caso lo consenta). La parte a forfait (in misura contenuta) consente, da una parte all’impresa, di fruire con continuità dei servizi professionali (stragiudiziali e giudiziali) resi dall’avvocato, dall’altra al legale, di operare con serenità (e comunque in ossequio alla legge professionale che vieta al professionista di ancorare il proprio compenso al solo risultato raggiunto). La parte a tariffa (da intendere come oneri legali a carico della controparte) rappresenta la spinta dinamica per l’avvocato e consente all’impresa di contenere i costi.

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Il presente contributo è il primo di una serie di approfondimenti che verranno resi in futuro aventi ad oggetto le più importanti problematiche afferenti il mondo dell’impresa.

Avv. Antonio Polenzani

Prossimo approfondimento: la tutela, la gestione ed il recupero dei crediti d’impresa.

Diritto amministrativo e dell’ambiente


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