ritardo pagamento stipendio

Entro quando deve essere pagato il TFR e lo stipendio? Quali sono i rimedi nel caso di ritardi nel pagamento? Cosa dice la normativa vigente? Quali sono i rimedi nel caso di ritardo pagamento stipendio e TFR?
Sia nel caso in cui il rapporto di lavoro sia terminato per licenziamento che per dimissioni volontarie, il dipendente ha sempre diritto al TFR.
Ma, purtroppo, nella maggior parte dei casi il versamento del TFR ritarda ad arrivare per problemi di liquidità dell’azienda. Pertanto, dobbiamo domandarci se esista un lasso temporale entro il quale il trattamento di fine rapporto deve essere pagato? Ecco cosa prevede la normativa vigente.
Per quanto concerne lo stipendio esiste una fonte normativa che stabilisce entro quando deve essere pagato? Cosa si può fare se l’azienda paga i lavoratori sempre in ritardo? Quali sono i rimedi nel caso di ritardo? Scopriamolo in questa guida dedicata.

TFR: quando va pagato?

Quando va pagato il Trattamento di Fine Rapporto? Il TFR è un credito che ogni lavoratore matura nel corso del rapporto lavorativo e presenta i caratteri della certezza e liquidità.
All’atto della cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto a pagare al dipendente il TFR (trattamento di fine rapporto) accantonato durante gli anni di servizio, ammesso che il dipendente non abbia preferito accantonarlo in qualche fondo pensionistico estraneo all’azienda.
Il TFR deve essere versato al lavoratore all’atto della cessazione del rapporto di lavoro o nel diverso termine stabilito dal contratto collettivo nazionale.
I contratti collettivi nazionali possono fissare una scadenza entro la quale il datore di lavoro deve provvedere al pagamento del TFR. Se nel contratto non viene indicato alcun termine, il creditore può esigere immediatamente il quantum spettante.
Ogni dipendente dovrà verificare che nel contratto collettivo nazionale di riferimento non siano previste apposite previsioni relative alle tempistiche di pagamento del Trattamento di Fine Rapporto.
Diversamente, il lavoratore maturerà il diritto alla corresponsione del TFR all’atto della cessazione del rapporto di lavoro.

La Cassazione (cfr. Sentenza n. 12851/2003) ha sancito che il tempo di maturazione del diritto al Trattamento di Fine Rapporto coincide con il momento della cessazione del rapporto e, in caso di ritardo nel pagamento, sono dovuti interessi e rivalutazione monetaria.
In ogni caso, è prassi aziendale corrispondere il TFR entro il giorno 15 del mese successivo a quello di cessazione del rapporto. Ciò per consentire l’aggiornamento dei coefficienti di rivalutazione.
Se alla cessazione del rapporto di lavoro, l’azienda non è in possesso di tutti i dati necessari per il calcolo esatto del TFR, può differire il pagamento del solo rateo mancante e liquidare subito gli accantonamenti rivalutati.
E se il datore di lavoro non paga il TFR? L’azienda che non può pagare il Trattamento di Fine Rapporto dovrà versarlo con gli interessi.
Il lavoratore può tutelarsi presentando un ricorso per decreto ingiuntivo in Tribunale e, una volta che il provvedimento verrà notificato, il datore di lavoro avrà quaranta giorni di tempo per liquidare il TFR spettante.
In caso di mancato pagamento, il lavoratore può proporre istanza di fallimento se la stessa impresa presenta i requisiti dell’imprenditore commerciale (cfr. articolo 2195 Codice Civile).
In caso di default, il Fondo di Garanzia dell’INPS provvederà alla liquidazione del TFR al dipendente.

Pagamento dello stipendio: entro quando deve essere pagato?

Cosa fare se l’imprenditore ha un ritardo pagamento stipendio? Può capitare che il datore di lavoro accumuli un ritardo di 1 o 2 mesi e la scusa è sempre la stessa: la mancanza di contanti in cassa.
Ma se il ritardo cagiona gravi problemi nel fare fronte alle spese di casa ed al pagamento delle obbligazioni assunte, cosa dice la normativa vigente a proposito del pagamento dello stipendio?
Anche se non esiste una normativa che stabilisce una scadenza univoca entro la quale il datore di lavoro è tenuto ad adempiere al suo dovere, bisogna fare riferimento ai CCNL (Contratti collettivi nazionali del lavoro).
È possibile fare immediatamente causa? Ecco quello che devi sapere sulle modalità di accredito del tuo stipendio.
La maggior parte dei CCNL prevede che lo stipendio debba essere corrisposto dal datore di lavoro entro il giorno 10 del mese successivo. È possibile che altri contratti collettivi prevedano anche termini diversi (come il giorno 27 del mese stesso).
Per il mese di dicembre e per la tredicesima, il pagamento della busta paga deve avvenire entro il 12 gennaio dell’anno successivo. È possibile che le parti, ossia il datore di lavoro e il lavoratore possano concordarsi su una scadenza diversa rispetto a quanto contenuto nel CCNL.

Accredito stipendio: entro quando deve essere pagato?

Quali sono le azioni da intraprendere per far valere il diritto del lavoratore? Se lo stipendio viene pagato in ritardo per pochi giorni o per una sola mensilità, non c’è alcun motivo valido per dimettersi per giusta causa.
È possibile intraprendere azioni legali quando il ritardato pagamento diventa una situazione che si ripete in maniera continuativa nel tempo. Ecco quali sono i passi da compiere affinchè si maturi il diritto di vedersi accreditato lo stipendio entro i termini prestabiliti:

. sollecitare il datore di lavoro al pagamento dello stipendio mediante raccomandata A.R. o PEC (posta elettronica certificata);
. inoltrare la lettera di diffida con preavviso di azioni legali, inviata con raccomandata A.R. o PEC;
. passare alla conciliazione presso l’Itl (Ispettorato nazionale del lavoro) per sollecitare un’ispezione all’azienda e per tentare di definire la morosità con un incontro tra le parti;
. passare alla richiesta del decreto ingiuntivo in Tribunale. Nei due mesi successivi, il decreto deve essere notificato all’azienda la quale ha quaranta giorni per fare opposizione oppure pagare. Nel caso in cui non adempia, si procede al pignoramento della stessa.

Si ricorda in tale sede che i datori di lavoro devono corrispondere ai lavoratori la retribuzione esclusivamente per mezzo degli strumenti di pagamento elettronico oppure tramite bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore o tramite emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, a un suo delegato.

 


Avv. Antonio Polenzani / Avv. Elisa Brizzi

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