CONTATTI

Tel: 075 3724222
[email protected]

 

Avv. Elisa Brizzi - Avvocato matrimonialista Perugia

studio legale perugia

avvocati a perugia

Q
uali sono le novità legislative e di prassi giuridica in tema di assegno di mantenimento 2020?
Oltre a rispondere a questa domanda, nel nostro focus tratteremo anche un paio di novità introdotte dalla Cassazione legate all’obbligo (o meno) di mantenimento dei figli maggiorenni.

L’assegno di mantenimento è un provvedimento economico che può essere assunto dal giudice o come frutto di accordi liberamente sottoscritti dai coniugi in sede di separazione. Consiste nel pagamento di una certa somma in denaro, modificabile nel tempo, al coniuge economicamente più debole o ad eventuali figli nati dal matrimonio.
Ricordiamo i requisiti necessari. L’interessato può ottenere l’assegno se:
– non venga attribuita la colpa per la fine del matrimonio (addebito della separazione);
– non percepisca alcun reddito;
– non conviva con un nuovo partner (in tal caso, ti parleremo di una novità legislativa).

La modifica dell’assegno di mantenimento 2020

Entriamo subito nel vivo del focus.
Quali sono le modifiche apportate per l’assegno di mantenimento 2020?
Può verificarsi la circostanza che il coniuge obbligato a corrispondere l’assegno di mantenimento non riesca ad arrivare a fine mese perché ha perso il lavoro, si è creato una nuova famiglia o per altri motivi.
Per legge, può chiedere una revisione dell’assegno se:
– la situazione economica di uno dei due coniugi peggiora;
– il reddito di uno dei due coniugi aumenta.
Per la revisione (riduzione o aumento) dell’importo dell’assegno, l’interessato deve presentare istanza al giudice allegando tutti i documenti che attestino il motivo della richiesta di revisione. Lo stabilisce la Cassazione con sentenza n. 18530 del 7 settembre 2020.
Spetterà al giudice valutare la situazione: dopo la verifica dei documenti, potrà respingere la domanda oppure ridurre o aumentare l’importo dell’assegno.
L’ordinanza 18612/2020 della Cassazione ha, inoltre, chiarito quanto segue: il fatto che il marito separato si trasferisca all’estero (dove magari la vita è meno cara) non è un motivo valido per ottenere la riduzione dell’assegno di mantenimento a meno che non dimostri che le sue condizioni economiche siano peggiorate.

Cassazione: decade il mantenimento se l’ex moglie ha un nuovo partner

La sentenza rivoluzionaria 28778 – 16 ottobre 2020 della Corte di Cassazione ha stabilito che l’assegno di mantenimento debba essere rimodulato o perfino revocato se il coniuge beneficiario ha una relazione stabile con un nuovo partner, anche in assenza di convivenza.
La Cassazione ha così accolto il ricorso di un uomo di Reggio Calabria che chiedeva di non pagare più il mantenimento alla sua ex moglie. La donna sosteneva di non avere nessun reddito e che non era stata dimostrata la relazione col nuovo compagno. Tuttavia, aveva una relazione consolidata anche se non condivideva l’abitazione in modo stabile col nuovo partner. Entrambi non avevano cambiato il proprio domicilio ma l’ex marito sosteneva che, di fatto, vivessero insieme.
I giudici di Cassazione hanno dato ragione all’ex marito giustificando nella sentenza che il rapporto consolidato e pluriennale è “pure caratterizzato da ufficialità, fondato sulla quotidiana frequentazione con periodi di piena ed effettiva convivenza più o meno lunghi”.
Si tratta di una sentenza storica già rinominata ‘sentenza salva-mariti‘ che, di fatto, può far scattare l’annullamento (per sempre) dell’assegno di mantenimento o divorzile.
Ricordiamo che tale sentenza non può essere applicata in generale, bensì valutando il singolo caso una volta dimostrate in giudizio la stabilità e continuità del rapporto e tenendo conto della situazione finanziaria del nuovo partner.
Il mantenimento non decade se uno dei due partner è impossibilitato a lavorare, nonostante la nuova relazione dell’ex coniuge.

Assegno di mantenimento e assegno divorzile: differenze

L’assegno di mantenimento e quello divorzile (o di divorzio) sono due emolumenti economici diversi che, spesso, vengono confusi tra loro. In realtà, si applicano in diverse circostanze legali
L’assegno di mantenimento viene definito dopo la separazione per assicurare al coniuge col reddito minore lo stesso tenore di vita che aveva quando conviveva con l’ex partner. Il giudice definisce l’importo in base al singolo caso ed alle effettive possibilità del coniuge obbligato a passare l’assegno.
L’assegno divorzile, definito dopo il divorzio, ha la funzione di garantire autonomia e indipendenza economica del coniuge col reddito minore tra i due, ma non lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio. Se è in grado di mantenersi da sé, l’assegno divorzile decade.
Questi due assegni vengono calcolati in base ad importi stabiliti dalla Corte di Cassazione (sentenza Grilli del 10 maggio 2017).

Cassazione: assegno di mantenimento modificabile anche in pendenza di divorzio

La Suprema Corte, con la sentenza n. 7547 del 27 marzo 2020, ha chiarito che l’importo dell’assegno di mantenimento fissato in sede di separazione si può modificare anche in pendenza della causa di divorzio. Ad una condizione, però: non deve interferire con i provvedimenti nel frattempo assunti dal giudice del divorzio.
In sostanza, l’assegno di mantenimento 2020 può essere modificato soltanto se non sono stati adottati provvedimenti urgenti e temporanei in fase istruttoria o presidenziale.
I provvedimenti economici adottati in precedenza nel giudizio di separazione restano validi fino all’introduzione di nuove disposizioni patrimoniali in sede divorzile (Cassazione n. 1779/2012).

Sull’obbligo o meno di mantenimento dei figli maggiorenni

L’obbligo da parte dei genitori è garantire il diritto al mantenimento anche nei confronti dei figli maggiorenni finché questi ultimi non riescano a raggiungere un’indipendenza economica.
Questo obbligo sussiste indipendentemente dal fatto che i genitori siano uniti, separati o divorziati.
Il figlio maggiorenne, dal canto suo, deve dimostrarsi attivo nello studio o nella ricerca di un lavoro altrimenti il mantenimento non è più dovuto se i genitori riescono a dimostrare l’inerzia del figlio (il rifiuto di lavorare o studiare).
A tal proposito, l’ordinanza della Cassazione 17183 – 14 agosto 2020 tira in ballo l’auto-responsabilità del figlio maggiorenne. L’ordinanza ha stabilito che il diritto al mantenimento deve trovare un limite in base ad un termine (durata degli studi e tempo necessario per trovare un impiego) a meno che il figlio non dimostri di non riuscire a trovarlo per causa a lui non imputabile.
In più, l’obbligo dei genitori non si può protrarre oltre limiti ragionevoli (età massima di 30/35 anni del ragazzo).
Il mantenimento erogato al figlio deve essere proporzionato alla situazione economica dei genitori.
Se il figlio ha ottenuto la sua indipendenza economica, decade definitivamente l’obbligo di mantenimento da parte dei genitori e non viene ripristinato in caso di successivo bisogno del figlio (ad esempio, se viene licenziato).
Quando il figlio maggiorenne può definirsi indipendente? Quando il lavoro risulta stabile, che sia dipendente o autonomo, imprenditoriale o professionale. Non può assicurare, certamente, l’indipendenza economica un lavoro precario, un apprendistato o un tirocinio formativo.

Figlio con contratto a tempo determinato: che succede?

Che succede quando il figlio svolge un lavoro con contratto a tempo determinato?
In questo caso, si può definire indipendente? Oppure ha diritto al mantenimento?
Ha risposto al quesito l’ordinanza n. 19077 – 14 settembre 2020 della Suprema Corte di Cassazione.
Con questa ordinanza la Cassazione stabilisce che il figlio maggiorenne con contratto di lavoro a tempo determinato ha diritto al mantenimento in quanto non basta ad assicurare il raggiungimento dell’indipendenza economica. Ciò vale tanto per i figli maggiorenni quanto per quelli minorenni. L’esigenza di tutela resta la stessa.