– Parliamo di discriminazione diretta quando sia possibile un collegamento tra fattore di rischio e condotta contestata.

Discriminazione sul lavoro

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La discriminazione diretta nel lavoro viene definita dalle direttive europee come quella situazione nella quale una persona è trattata meno favorevolmente, in base a un determinato fattore c.d. di rischio (discriminatorio), di quanto un’altra persona sarebbe trattata in una situazione analoga.

Una puntuale e accurata ricostruzione del contesto è determinante per far emergere elementi da cui si possa desumere il collegamento tra il trattamento svantaggioso e la riconducibilità (del motivo o del movente) della condotta ad un fattore c.d. di rischio.

Quando la giurisprudenza si è pronunciata, in tutti i casi, la configurabilità di una discriminazione diretta è stata resa possibile dalla prova di un collegamento diretto tra fattore di rischio e condotta contestata.

La discriminazione indiretta può essere definita come una previsione, una pratica apparentemente neutri (che non operano cioè una classificazione sulla base di un fattore c.d. di rischio) che può mettere le persone di una determinata razza, origine etnica, religione, disabili o che hanno una determinata età o un certo orientamento sessuale in una situazione di particolare svantaggio rispetto ad altre persone, a meno che la disposizione, il criterio o la pratica siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima, e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari al raggiungimento del fine.

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