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Interessanti novità in vista per l’assegno di mantenimento divorzile: entro il 2019 saranno introdotti nuovi parametri per il calcolo della somma spettante al coniuge dopo il divorzio. Secondo le ultime novità arriveranno in tempi brevi nell’Aula di Montecitorio le nuove regole sull’assegno divorzile: cambiano gli orientamenti dei giudici, che tendono a valutare numerosi aspetti prima di decidere se garantire un assegno di mantenimento all’ex coniuge dopo la fine del matrimonio. La proposta di legge sull’assegno divorzile presentata dalla deputata del PD Alessia Morani è stata approvata con 386 sì, 19 astensioni e nessun voto contrario. PD, M5s, Lega, Forza Italia e Leu hanno votato a favore, mentre gli unici ad astenersi sono stati i deputati di FdI.
Ma, veniamo al “nocciolo” della questione: quali sono i cambiamenti in vista per l’anno 2019 in materia di assegno di mantenimento? Scopriamo in dettaglio come sarà l’assegno di mantenimento divorzile, sulla base delle recenti sentenze e della riforma in vista.

Assegno di mantenimento divorzile: Novità giurisprudenza 2019

L’Assegno divorzile ha vissuto diversi cambiamenti epocali: fino all’anno 2017 doveva garantire il mantenimento del tenore di vita dell’ex coniuge; nel biennio 2017-2018 è stato introdotto un assegno di mantenimento che consentiva all’ex coniuge di essere autosufficiente dal punto di vista economico e nel 2019 si assiste ad un nuovo interessante cambio di rotta, alla luce dell’introduzione di un nuovo emendamento.
L’introduzione dello stesso ha apportato modifiche interessanti all’originaria proposta firmata dall’onorevole Morani, che voleva introdurre un assegno teso a riequilibrare la disparità tra i coniugi. Qualora la riforma dovesse essere approvata ed entrare in vigore, i giudici dovrebbero tenere in considerazione la situazione concreta in cui l’ex coniuge viene a trovarsi nel momento in cui subentra il divorzio, e non più il contributo apportato durante il matrimonio.
In buona sostanza, alla luce dei nuovi orientamenti giurisprudenziali, oggi l’assegno di mantenimento divorzile non è più una “rendita fine a se stessa”, ma un contributo economico dovuto solo in caso di oggettiva difficoltà economica.

Pertanto, i nuovi fattori da considerare e da valutare attentamente saranno: 1) la variabile anagrafica, 2) il patrimonio comune e personale dei coniugi 3) la capacità di produrre flusso reddituale nel tempo 4) la possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. Inoltre, l’assegno di mantenimento divorzile non spetterà nel caso di nuovo matrimonio, unione civile o convivenza stabile. In buona sostanza, chi decide di intraprendere una nuova relazione perde per sempre gli alimenti versati dall’ex coniuge. E, inoltre, dovrà anche comunicarlo immediatamente, onde evitare la restituzione di tutti gli arretrati percepiti dall’incipit del nuovo rapporto sentimentale con un’altra persona.

Assegno di mantenimento temporaneo

Altra interessante novità riguarda la possibilità di percepire un assegno di mantenimento temporaneo, limitato solo a un periodo di tempo prefissato dal giudice. La natura “transitoria” dell’assegno di mantenimento divorzile consente al coniuge economicamente più svantaggiato di uscire dal periodo di disagio. Si deve trattare di ragioni contingenti legate alla momentanea incapacità dell’ex coniuge di non produrre reddito. Nuovissimo elemento di cui il giudice dovrà tenere conto sarà il patrimonio dell’ex coniuge e, nel determinare la misura dell’assegno di mantenimento divorzile, la normativa prende atto del superamento del criterio del c.d. «tenore di vita» (cfr. Sentenza Grilli n. 11538/17).

Pertanto, per la determinazione dell’importo dell’assegno, il richiamo alle ragioni che hanno portato alla cessazione del matrimonio viene surrogato definitivamente con il parametro del comportamento tenuto dai coniugi per il venir meno della comunione coniugale. Inoltre, come già anticipato, la valutazione della situazione economica non è più circoscritta solamente alla capacità di produrre flussi reddituali, ma è estesa anche al patrimonio dei coniugi. Va sottolineato che, comunque, la mancanza di adeguata formazione professionale causata dall’essersi dedicato all’impegno e alla cura personale di figli minori, disabili e non autosufficienti è un altro importante fattore di valutazione in base al quale verrà calcolato l’assegno di mantenimento (cfr. Cass. S.U. Sent. n. 18287/18).
La riforma imminente riguarda proprio la suddetta sentenza (n.18287/2018) della Cassazione che a Sezioni Unite ha stabilito che l’assegno di mantenimento ha “natura assistenziale, compensativa e perequativa” ed è sulla base di questi criteri equiparati ad i nuovi fattori da tenere in considerazione che il giudice valuterà la possibilità di assegnare o meno un mantenimento all’ex coniuge.


Avv. Elisa Brizzi / Avv. Antonio Polenzani

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