risarcimento danni malasanita

Sentenza 13 settembre – 31 ottobre 2017, n. 25849: errore diagnostico consistito nella mancata individuazione delle malformazioni presenti nel feto al momento dell’ecografia.
Si segnala un’importante sentenza in materia di errore diagnostico.

I FATTI:
Nel 1999, XXX e XXXX, in proprio e nella qualità di legali rappresentanti del minore XXX, convennero in giudizio l’Azienda Ospedaliera di XXXXXXX, esponendo: che la XXX, alla ventunesima settimana di gestazione, si era sottoposta ad ecografia da parte di uno specialista di ostetricia e ginecologia dell’ospedale convenuto; che la predetta aveva poi partorito il figlio XX, affetto da patologie agli arti superiori di gravità tale da determinarne una invalidità totale e permanente al 100%; che l’errore diagnostico consistito nella mancata individuazione delle malformazioni presenti nel feto al momento dell’ecografia, e la conseguente, omessa informazione, avevano impedito loro di esercitare il diritto, riconosciuto alla madre dalla L. n. 194 del 1978, art. 6, di ricorrere all’interruzione volontaria della gravidanza, con gravissime conseguenze per essi attori sul piano psichico e della qualità di vita.

Il Tribunale di Brescia, con la sentenza n. 1587 del 2008, condannò l’Azienda ospedaliera a pagare agli attori le somme di Euro 250.000,00 a favore di XXXX, e di Euro 200.000,00 a favore di XXX a titolo di risarcimento del danno per perdita di chance, ovvero perdita “della possibilità di valutare le due alternative oggettivamente possibili e di scegliere liberamente quella, comunque dolorosa, ma meno grave”.
La decisione è stata riformata dalla Corte d’Appello di Brescia, con la sentenza n. 1005 del 19 agosto 2014.

La Corte di Appello, diversamente dal giudice di primo grado, ha escluso il diritto dei coniugi XX al risarcimento dei danni conseguenti alla perdita di chance.
Avverso tale sentenza propongono ricorso in Cassazione i signori XXX e XXXX, sulla base di tre motivi. 3.1. L’intimata Azienda Ospedaliera di XXXXXXX, già Ussl XXXXXXX, non ha svolto difese.

IL DIRITTO:

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso. Infatti, a giudizio degli Ermellini, “in tema di responsabilità medica da nascita indesiderata, il genitore che agisce per il risarcimento del danno ha l’onere di provare che la madre avrebbe esercitato la facoltà d’interrompere la gravidanza – ricorrendone le condizioni di legge – ove fosse stata tempestivamente informata dell’anomalia fetale; quest’onere può essere assolto tramite praesumptio hominis1, in base a inferenze desumibili dagli elementi di prova in atti, quali il ricorso al consulto medico funzionale alla conoscenza dello stato di salute del nascituro, le precarie condizioni psico-fisiche della gestante o le sue pregresse manifestazioni di pensiero propense all’opzione abortiva, gravando sul medico la prova contraria, i.e. che la donna non si sarebbe determinata all’aborto per qualsivoglia ragione personale (cfr. Cass., Sez. Un., 22/12/2015, n. 25767 e, da ultimo Cass. civ. Sez. 3, Sent., 11-04-2017, n. 9251)”.


1 Per praesumptiones hominis si intende la c.d. presunzione semplice vale a dire quella che la legge lascia al libero apprezzamento del giudice.


                         Avv. Elisa Brizzi                             Avv. Antonio Polenzani

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